Tumori, c’è una speranza a Brescia: ecco la macchina che scopre e cura il cancro

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Costa 700 mila euro ed è l’ultimo ritrovato della tecnica in fatto di lotta contro tumori, in particolar modo quello ai polmoni.
Questa macchina avveniristica è in funzione a Brescia, nel centro Medicina Nucleare degli Spedali Civili.
La General Electric di Haifa si è occupata della sua costruzione e sono già moltissimi gli ospedali che la stanno richiedendo, poiché la sua metodica di intervento è rivoluzionaria.
Direttore della medicina nucleare e direttore del dipartimento di diagnostica per immagini degli Spedali Civili è il professor Raffaele Giubbini, un fautore del lavoro di squadra e delle sinergie.
Il macchinario nasce da una ricerca congiunta fra medicina nucleare, chirurgia toracica e radiologia, alla quale hanno partecipato menti illustri del panorama medico, come Diego Benetti, dirigente medico chirurgo toracico e Marco Lechiara dirigente medico, in prima radiologia.
Tutto ha avuto inizio da un viaggio di studi di Benetti in Francia, nel quale ha potuto osservare come si attuava la tecnica della marcatura del nodulo polmonare.
Il macchinario in questione è in grado di eseguire sul paziente una Tac ad altissima definizione e di effettuare la radiologia interventistica con la visione diretta delle immagini. Dunque la Tac riesce a riprodurre strati corporei del paziente in elaborazioni tridimensionali.

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Controllato da un dottore di medicina nucleare e da un radiologo, il macchinario consente di iniettare nel nodulo sospetto, una minima dose di albumina marcata resa radioattiva. La radioattività permetterà così al chirurgo di raggiungere la neoformazione sulla quale poi intervenire. Questo grazie ad una minuscola sonda, affiancata da una telecamera, che il chirurgo immette nel torace del paziente. Aiutandosi con le immagini create sullo schermo, la sonda arriva fino alla neoformazione polmonare impazzendo al contatto con la radiazione (l’albumina marcata). A quel punto inizia la rimozione del nodulo senza più apertura del torace, ma attraverso un taglio di pochi centimetri, necessari a far entrare la sonda. L’esame istologico è inoltre estemporaneo. La degenza del paziente si accorcia da una settimana ad un paio di giorni.

Qualche tempo fa si era diffusa un’altra importante novità dal mondo della medicina per
ciò che concerne la lotta ai tumori. In quel caso si trattava della biopsia liquida, un esame che permette di studiare il dna delle cellule tumorali nel flusso sanguigno tenendo sotto controllo vari tipi di tumore, monitorandone in tempo reale l’evoluzione e rendendo possibile tarare le cure ed i farmaci a seconda dello sviluppo della malattia.
BC

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